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L’Italia deve mettersi al pari con gli altri paesi dell’Unione

Una delegazione della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) ha incontrato la presidente della commissione affari sociali della Camera, Marialucia Lorefice, per discutere di un tema importante per migliaia di aspiranti genitori

È di pochi giorni fa la notizia che una delegazione della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) ha incontrato l’onorevole Marialucia Lorefice, presidente della commissione affari sociali della Camera, per una audizione informale in materia di procreazione medicalmente assistita. La delegazione –  formata dal professor Antonio Chiantera e dai dottori Andrea BoriniCristoforo De StefanoFilippo Maria Ubaldi– ha preso in esame soprattutto gli aspetti tecnici riguardanti la direttiva europea 2012/39 e la proposta di legge in tema di ‘Disposizioni in materia di procreazione medicalmente assistita e di infertilità femminile e maschile’ depositata in Parlamento dall’onorevole Stefania Mammì.

Il decreto.In merito al recepimento della direttiva europea è stato chiesta una maggiore fedeltà al testo, in modo da adeguarsi ad altri paesi europei con i quali esistono rapporti di interscambio. L’uguaglianza nel recepimento garantirebbe alle coppie che ricorrono alla procreazione medicalmente assistita un’uniformità ed equità di accesso a tali procedure anche nel territorio italiano. In particolare, si vuole l’abolizione dell’obbligatorietà di sottoporre tutti i donatori a ‘visita di genetica medica con relazione scritta’ e al contempo – come recita il testo della direttiva – di “effettuare lo screening genetico di geni autosomici recessivi risultati prevalenti nel contesto etnico del donatore in base a prove scientifiche internazionali, non ché una valutazione del rischio di trasmissione di patologie ereditarie che risultano presenti nella famiglia del donatore, dopo aver ottenuto l’autorizzazione. Vanno fornite informazioni complete a norma delle disposizioni in vigore negli Stati membri. Al ricevente vanno fornite e spiegate con chiarezza informazioni dettagliate sui rischi associati e sui provvedimenti presi al fine di attenuarli”.

La proposta di legge.Per quanto concerne la proposta di legge la Federazione Sigo ha espresso il proprio compiacimento nei confronti dell’iniziativa che si propone di fare chiarezza su alcuni punti della Legge 40/2004, alla luce dei numerosi interventi della magistratura e della corte costituzionale. I ginecologi hanno sottolineato la necessità di:

1. Inserire nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) le procedure di test genetico preimpianto

2.Poter definire il destino degli embrioni affetti da patologie genetiche e cromosomiche;

3.Stabilire regole e procedure per regolamentare il destino degli embrioni congelati e abbandonati dalle coppie, siano essi formati in futuro, sia quelli già formati ed abbandonati nei centri di fecondazione assistita italiani

4.Dare opportune informazioni in merito alle assenze da lavoro, congedi, riposi, permessi per le lavoratrici e per i lavoratori che ricorrono alle tecniche di riproduzione assistita

5.Intraprendere, in materia di donazione dei gameti, ogni iniziativa per incentivare le donazioni sul territorio nazionale. A tale scopo, occorre sviluppare iniziative di valorizzazione della donazione dei gameti quale gesto altruistico e solidale e prevedere delle forme di equo rimborso per le spese e l’impegno profuso da parte delle persone che decidono di donare

6.Nel testo della legge è stato inoltre rilevato il divieto di importazione dei gameti dai Paesi in cui sono previste forme di rimborso ai donatori. Questo, dal momento che la stragrande maggioranza dei Paesi con cui l’Italia ha rapporti di interscambio prevede forme di ristoro per la donazione, finirebbe per determinare l’impossibilità di fatto di approvvigionarsi di gameti per le pratiche di fecondazione eterologa, costringendo di nuovo le coppie Italiane e recarsi all’estero

Prima che sia troppo tardi.L’audizione si è soffermata, infine, sul tema della prevenzione dell’infertilità maschile e femminile – affrontato negli articoli 3, 4 e 5 della proposta di legge – rispetto al quale i ginecologi condividono l’indifferibile necessità di campagne di sensibilizzazione ed informazione rivolte alla popolazione. In particolare, è stata sottolineata la necessità di valutare opportune strategie di counseling e strumenti diagnostici per riconoscere precocemente le condizioni di rischio per la fertilità, offrendo adeguate informazioni affinché ogni cittadino possa consapevolmente e liberamente esercitare le proprie scelte in campo riproduttivo, e di riconsiderare il testo, eventualmente aggiornato, del Piano nazionale della fertilità.

(MATILDE SCUDERI)

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