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La nutrizione può aiutare la fertilità?

L’infertilità è definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come l’incapacità di raggiungere una gravidanza clinica dopo 12 mesi o più di rapporti liberi. Si stima che il problema interessi circa il 15-20% delle coppie nel mondo e che almeno il 20% delle gravidanze si interrompa dopo l’impianto. La sub-fertilità può essere attribuita alla donna, all’uomo o a entrambi.

Nell’infertilità femminile i più importanti fattori in causa sono le disfunzioni ovulatorie, la patologia tubarica e pelvica, l’endometriosi e la bassa qualità degli ovociti. Altre interferenze sono l’indice di massa corporea (BMI) e l’età: è noto infatti che l’indice di fecondità diminuisce con gli anni per il calo fisiologico della riserva ovarica.

Per quanto riguarda l’infertilità maschile si è osservato un declino nella qualità del seme negli ultimi 50 anni, tant’è che l’OMS ha stabilito nel 2010 nuovi parametri di normalità, abbassando quelli di riferimento. Le cause possono essere dovute al crescente inquinamento, all’effetto delle radiazioni e alle infezioni. Nell’ambiente si diffondono sempre più sostanze in grado di interferire con gli equilibri degli ormoni sessuali, i cosiddetti “endocrine disruptors”: idrocarburi policiclici aromatici, benzene, diossina, ftalati, piombo, derivati delle plastiche, composti fenolici, pesticidi ecc. Anche gli stili di vita influiscono sulla fertilità: in particolare fumo, alcol, droghe o attività fisiche come arti marziali e bicicletta.

Si possono anche non identificare cause evidenti di infertilità e allora si parla di infertilità inspiegata o idiopatica. Recentemente si è posta l’attenzione sull’alimentazione come possibile fattore di infertilità sia femminile sia maschile. E si è anche dimostrato come le modificazioni della dieta possano migliorare le probabilità di concepimento.

Numerosi studi sono stati condotti negli ultimi anni sul ruolo della dieta nell’infertilità sia maschile sia femminile. Il nostro obiettivo è di identificare i fattori dietetici che possono influenzare la fecondità umana e di proporre raccomandazioni dietologiche per le coppie che ricercano la gravidanza. Abbiamo quindi analizzato il ruolo di varie categorie di alimenti sulla fertilità femminile e maschile.

Nella donna i carboidrati influenzano l’omeostasi del glucosio e la sensibilità all’insulina, che possono a loro volta interferire con la produzione ovarica di androgeni e in generale con la funzione ovarica. Molti studi hanno già dimostrato che la riduzione dei carboidrati nella dieta in donne con sindrome dell’ovaio policistico può migliorare la funzione ovarica. Invece nelle donne che mestruano regolarmente, l’intake di carboidrati con la dieta non sembra essere correlato a modificazioni ormonali. Tuttavia si sono anche osservati tassi di minore fecondabilità in procreazione medico assistita con alta introduzione di bevande zuccherate[1].

cereali integrali dovrebbero essere consigliati in chi cerca la gravidanza perché i costituenti come l’acido fitico, vitamine e selenio hanno proprietà antinfiammatorie ed effetti benefici sul metabolismo del glucosio. È noto che lo stress ossidativo e l’insulino-resistenza sono implicati nella patogenesi della sub-fertilità. I lignani, componenti ormonalmente attivi del grano integrale, attraverso i loro effetti proestrogenici e antiestrogenici, possono migliorare la fertilità. Un recente studio prospettico randomizzato controllato eseguito su donne afferenti a una clinica di fertilità a Boston in Massachussets (EARTH studio, Environment and reproductive health) ha mostrato che un’introduzione maggiore di grano integrale è associato a una più alta probabilità di bambini nati [1].

Per quanto riguarda la soia, non ci sono dati certi su eventuali benefici sulla fertilità naturale, mentre si sono osservati migliori risultati nella stimolazione ovulatoria con clomifene e miglioramenti dello spessore endometriale nelle tecniche di procreazione assistita [1].

Per quanto riguarda le proteine animali e i prodotti lattiero caseari i dati non sono univoci. Per le carni rosse sono noti problemi riguardo alla potenziale contaminazione da parte di pesticidi, ormoni steroidei, fattori di crescita e altri “endocrine disruptors”. Le proteine vegetali sembrano invece avere un effetto positivo sull’ovulazione ed è quindi consigliabile aumentarne il consumo [2].

Gli acidi grassi saturi invece aumentano l’insulino-resistenza, interferendo negativamente sul processo ovulatorio. In uno studio condotto in Nord America su un’ampia coorte di donne, l’introduzione di acidi grassi saturi era associato a ridotta fertilità ovulatoria ed endometriosi [3].

Il pesce è un fattore favorente la fertilità, grazie alle alte concentrazioni di omega 3. Si sono evidenziate forti correlazioni tra consumo di pesce e minor tempo per ottenere la gravidanza (EARTH studio) [5]. L’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) incoraggia le donne che cercano la gravidanza a consumare due o tre varietà di pesce alla settimana. I benefici dell’introduzione di pesce sulla fertilità superano i rischi dell’eventuale contaminazione con mercurio [4-6].

Anche le noci sono ricche di omega 3 e il loro consumo deve essere stimolato [5].

Per quanto riguarda l’alcol si sono osservati effetti negativi su fertilizzazione, qualità degli embrioni e impianto [7,8]. La caffeina è un noto stimolante del sistema nervoso centrale e molti studi l’hanno associata a più bassi livelli di estrogeni in fase luteale; pertanto, le attuali linee guida dell’ACOG suggeriscono di limitarne l’introduzione nelle donne che cercano la gravidanza (ACOG, 2017).

Per quanto riguarda l’effetto della nutrizione sulla fertilità maschile, studi su larga scala in varie aree del mondo hanno dimostrato che una dieta sana – come la dieta mediterranea o diete con elevata introduzione di pesce, pollo, grano intero, legumi, latte scremato, frutta e verdura – è associata a migliori parametri seminali e a minore frammentazione del DNA spermatico. Viceversa, una dieta non sana con molti grassi saturi, grano raffinato e bevande zuccherate è associata a povera qualità del seme. Anche negli uomini la caffeina e l’alcol non hanno un grande impatto sulla qualità del seme, mentre il fumo ha sicuramente un’influenza negativa. Frutta e verdura hanno sicuramente effetti benefici sulla fertilità maschile, ma c’è il problema dei pesticidi. I ricercatori della Harvard TH Chan School of Public Health di Boston hanno esaminato il legame tra l’esposizione ai pesticidi per via alimentare e la qualità del liquido seminale. In base allo studio pubblicato sulla rivista Human Reproduction 2018, gli uomini che mangiano frutta e verdura con elevati livelli di residui di antiparassitari presentano un minor numero di spermatozoi e di minore qualità rispetto a coloro che scelgono prodotti con meno sostanze chimiche. Sono stati analizzati 338 campioni di seme nel periodo 2007-2012 e i vegetali sono stati classificati sulla base del programma di monitoraggio sui pesticidi del Dipartimento statunitense per l’agricoltura, dividendoli tra quelli contenenti elevate quantità di residui di pesticidi, tra cui fragole peperoni, spinaci, fragole, mele e pere, e quelli con livelli basso o moderali, come piselli, fagioli, pompelmo, cipolle. Chi assumeva più di una porzione e mezza al giorno di frutta e verdura con elevati livelli di pesticidi presentava il 49% in meno di spermatozoi (86 milioni contro i 171 milioni) e il 32% in meno di spermatozoi normali rispetto a chi ne consumava meno di mezza porzione al giorno. Per contro, gli uomini che avevano consumato molta frutta e verdura con pochi residui mostravano una percentuale più alta del 37% di spermatozoi normali rispetto a coloro che ne avevano consumate quantità minori.

È stato inoltre esaminato l’effetto dei micronutrienti sulla fertilità. Per quanto riguarda l’acido folico, è noto che esso è coinvolto nella sintesi del DNA ed è cruciale nelle fasi di gametogenesi, fertilizzazione e gravidanza. L’associazione tra supplementazione con acido folico e fertilità è stata esaminata in tre studi prospettici di coorte (NHS II, Biocycle studio e studi di coorte danese). Essi hanno evidenziato che la supplementazione di acido folico espone la donna a minor rischio di infertilità anovulatoria e permette di ridurre i tempi per ottenere la gravidanza. In due studi di centri di riproduzione assistita la mutazione dell’allele MTHFR 677T (che porta a una minore attività dell’enzima MTHFR e minori livelli plasmatici di folati), è stata associata a minore risposta ovarica, minor recupero di ovociti e minore produzione di estradiolo (E2) da parte delle cellule della granulosa. Nello stesso studio si è anche osservato che livelli elevati di vitamina B12 sono associati a maggiori probabilità di gravidanza a termine. Infine, in uno studio di coorte prospettico svolto a Boston, le donne che assumevano >0,8 mg/die di folati al giorno hanno avuto una probabilità più alta di avere bambini vivi rispetto a quelle che ne assumevano la metà (0,4 mg/die) [9].

Un interessante capitolo riguarda gli antiossidanti. È noto che lo stress ossidativo riveste un ruolo fondamentale nell’infertilità sia maschile sia femminile. Lo stress ossidativo si verifica quando c’è uno sbilanciamento tra la produzione di specie reattive per l’ossigeno (ROS) e la capacità dell’organismo di neutralizzare questi prodotti tossici. Il disequilibrio conduce a un danno cellulare anche grave. L’aumento dei livelli di ROS può essere dovuto a fattori sia endogeni sia esogeni. Le cause esogene più comuni sono fumo, alcol, scarsa nutrizione e obesità; infezioni e malattie croniche e autoimmuni sono anche conosciute come cause endogene.

Nella donna lo stress ossidativo è associato a condizioni come endometriosi, idrosalpinge, sindrome dell’ovaio policistico e infertilità idiopatica. Gli antiossidanti migliorano la circolazione nell’endometrio, abbassano i livelli di androgeni, diminuiscono l’insulino-resistenza e influenzano la sintesi delle prostaglandine e la steroidogenesi [9]. Nell’uomo, gli spermatozoi sono molto sensibili al danno da radicali. Pertanto, nel maschio è sicuramente importante la supplementazione con antiossidanti, come acido lipoico, vitamina E, zinco e selenio, arginina, coenzima Q10 , L carnitina [9].

Per quanto riguarda la vitamina Dsi osserva una carenza nel 35% delle pazienti con disfunzione ovulatoria. La vitamina D stimola la steroidogenesi ovarica: bassi livelli di vitamina D si associano a più bassi livelli di estrogeni, androgeni e progesterone. Inoltre, la carenza di vitamina D sembra sia coinvolta nella patogenesi della sindrome dell’ovaio policistico. Tuttavia, gli studi sui benefici della supplementazione di vitamina D sulla fertilità non sono ancora conclusivi [10].

Infine ricordiamo che l’obesità è correlata a ridotta fertilità sia nelle donne che negli uomini; la perdita di peso con un’alimentazione sana e attività fisica regolare sono pertanto sempre da consigliare nelle coppie che cercano la gravidanza [11].

Conclusione

Molti studi in varie aree del mondo supportano l’evidenza che una dieta sana ed equilibrata si associa a un migliore benessere generale e a un minor tempo per raggiungere il concepimento. Studi in USA suggeriscono il consumo di acidi grassi monoinsaturi, proteine vegetali, carboidrati a basso indice glicemico, e ferro da vegetali e supplementi [1]. In Spagna uno studio caso-controllo ha evidenziato che l’aderenza alla dieta mediterranea, caratterizzata da alto consumo di frutta e verdura, pesce e pollo, legumi, grano integrale e olio di oliva, ha dimostrato maggiori probabilità di gravidanza. Viceversa il consumo di maionese e carni rosse nei fast food si associa a un tempo più lungo per il concepimento. Anche le linee guida tedesche raccomandano l’introduzione di cereali integrali, frutta, verdura, oli insaturi, carne e pesce prima della gravidanza.

Per quanto riguarda le supplementazioni, si suggerisce l’acido folico prima della gravidanza, per aumentare le chance di ottenere il concepimento, e durante la stessa per prevenire difetti del tubo neurale alla nascita. Sono ancora poche le evidenze sul ruolo della vitamina D sugli umani, nonostante gli incoraggianti studi su animali. Sono necessarie ulteriori ricerche sul ruolo di altri tipi di grassi, specialmente omega-6 e grassi monoinsaturi, e proteine come quelle contenute nella carne bianca e nei frutti di mare sulla fertilità femminile e maschile.

Consigli pratici

Le coppie che cercano una gravidanza devono essere incoraggiate a seguire una “dieta per la fertilità’” aumentando il consumo di cereali integrali, frutta, frutta secca, verdura, pesce, olio di oliva e riducendo il consumo di acidi grassi saturi e carne rossa. È inoltre consigliabile la supplementazione con antiossidanti, acido folico, vitamina B12 e zinco.

Dott.ssa Rosanna Fornaro – Specialista in Ostetricia – Ginecologia e Patologia della riproduzione umana, Ospedale Macedonio Melloni, Milano

Bibliografia

  1. Chiu HY, Chavarro JE, Souter I. Diet and female fertility: doctor, what should I eat? Fertil Steril 2018;110:557-9.
  2. Souter I, Chiu YH, Batsis M, et al. The association of protein intake (amount and type) with ovarian antral follicle counts among infertile women: results from the EARTH prospective study cohort. BJOG 2017;124:1547-55.
  3. Grieger JA, Grzeskowiak LE, Bianco- Miotto T, et al. Prepregancy fast food and fruit intake is associated with time to pregnancy. Hum Reprod 2018;33:1063-70.
  4. Gaskins AJ, Sundaram R, Buck L, Chavarro JE. Seafood intake , sexual activity, and time to pregnancy. J Clin Endocrinol Metab 2018;103:2680-8.
  5. Chiu YH, Karmon AE, Gaskins AJ, et al. Omega-3 fatty acid and treatment outcomes among women undergoing assisted reproduction. Hum Reprod 2018;33-156-65.
  6. American College of Obstetricians and Gynecologists. ACOG practice advisory: update of seafood consumption during pregnancy. 2017.
  7. Mikkelsen EM. Riis AH, Wise LA, et al. Alcohol consumption and fecundability: prospective Danish cohort study. BMJ 2016; 354:4262.
  8. Ricci E, Al Betawi S, Cipriani S, et al. Semen quality and alcohol intake: a systematic review and meta-analysis. Reprod. Biomed Online 2017;34:38-47.
  9. Smits RM, Mackenzie-Proctor R, Fleischer K, et al. Antioxidants in infertility: impact on male and female reproductive outcomes. Fertil Steril 2018 Sep;110(4):578-80.
  10. Somigliana E, Paffoni A, Lattuada D, et al. Serum levels of 25-hydoxyvitamin D and time to natural pregnancy. Gynecol. Obstet Invest 2016; 81: 468-71.
  11. Norman RJ, Mol BWJ. Successful weight loss interventions before in vitro fertilization: fat chance? Fertil Steril 2018 Sep;110(4):581-6.
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