• home
  • /
  • News
  • /
  • Tecniche e procedure di procreazione medicalmente assistita che possono aumentare le probabilità di impianto

Tecniche e procedure di procreazione medicalmente assistita che possono aumentare le probabilità di impianto

15/07/2018

La percentuale di successo dei trattamenti di procreazione medicalmente assistita (PMA) è pari al 30% circa, questo significa che anche con il trasferimento in utero di embrioni di ottima e/o buona qualità è comunque un processo difficile che implica il verificarsi di una serie di eventi. Attualmente esistono tecniche di PMA che possono aumentare le probabilità di impianto. Le percentuali di successo sono prima di tutto correlate all’età della donna; infatti una buona qualità ovocitaria è di fondamentale importanza per avere un maggior potenziale di sviluppo, per generare embrioni vitali e quindi una più elevata probabilità di gravidanza. L’utilizzo dei tradizionali microscopi ha permesso di identificare gli ovociti qualitativamente migliori per essere microinseminati. È molto importante lo studio morfologico degli ovociti, come per esempio l’aspetto del citoplasma, lo spessore della zona pellucida, la morfologia del globulo polare; utilissimo inoltre lo studio di un ulteriore parametro, il fuso meiotico, grazie all’utilizzo di un nuovo microscopio a luce polarizzata (Poloscopio) che, accoppiato a un software di processamento digitale dell’immagine, permette di visualizzare strutture macromolecolari ordinate, come appunto il fuso meiotico o i diversi strati della zona pellucida in base alla loro rifrangenza. In letteratura emerge come elevati valori di ritardanza e del fuso meiotico siano positivamente correlati a un buon sviluppo embrionale e un’alta frequenza di impianto. È proprio da questi risultati che nasce l’importanza del Poloscopio come ulteriore metodo di screening nella selezione ovocitaria.

 

Recentemente è stata sviluppata una nuova tecnica chiamata IMSI (iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi morfologicamente selezionati), che consiste nel selezionare, mediante un microscopio a più livelli di ingrandimento, gli spermatozoi da microiniettare. Si ha quindi la possibilità di visualizzare la morfologia interna degli spermatozoi, evitando di selezionare quelli che presentano anomalie e che potrebbero compromettere l’esito del trattamento. Si tratta di una tecnica che attualmente non viene ancora utilizzata in modo abitudinario in tutti i cicli di fecondazione in vitro, ma solo in alcuni casi specifici, ovvero nei casi di anomalie spermatiche gravi, di elevata frammentazione del DNA, in casi di aborti ricorrenti e ripetuti fallimenti di FIVET-ICSI. Il vantaggio della IMSI è la selezione ad alto ingrandimento dello spermatozoo, che aumenta la probabilità di ottenere la formazione di embrioni di ottima qualità, aumentando di conseguenza la percentuale di impianto e di gravidanza.

 

Un’altra metodica comunemente utilizzata nei laboratori di PMA è l’assisted hatching (AH), che consiste nell’assottigliare o praticare una piccola apertura nella zona pellucida, lo strato protettivo che circonda l’embrione. Dopo la fertilizzazione, la zona pellucida subisce alcune modificazioni biochimiche che determinano l’indurimento e la perdita di elasticità della pellucida stessa.

 

Gli embrioni che presentano una zona pellucida spessa o embrioni con frammentazione estesa potrebbero trarre beneficio dall’AH. È stato ipotizzato che favorire l’hatching con tecniche di micromanipolazione potrebbe avere effetti positivi sull’impianto dell’embrione dopo il suo trasferimento in utero. Nella pratica clinica la selezione degli embrioni da candidare all’AH viene fatta in base a criteri clinici soggettivi come per esempio: embrioni ottenuti da pazienti con età superiore ai 38 anni, embrioni ottenuti da pazienti con elevati valori basali di FSH, embrioni con una zona pellucida molto spessa, embrioni che presentano una frammentazione extracellulare superiore al 15%. In natura l’impianto dell’embrione avviene nel momento in cui l’embrione è giunto nell’utero, si libera della sua membrana protettiva in modo da poter stabilire un intimo contatto con l’endometrio (mucosa che riveste l’interno dell’utero). È stato dimostrato che l’assisted hatching (letteralmente “sgusciamento assistito) è una tecnica di micromanipolazione molto utile negli embrioni ottenuti in vitro poiché lo sgusciamento risulta essere più difficoltoso causando quindi il fallimento dell’impianto.

 

Altra possibilità che può mutare i tassi di impianto è il trasferimento in cavità intrauterina di embrioni allo stadio di blastocisti dopo 5-6 giorni di coltivazione embrionaria in un ambiente molto simile a quello fisiologico. In questa fase post-ovulatoria si ha una minore probabilità di espulsione dell’embrione dopo il transfer poiché si hanno più alti livelli di progesterone e di conseguenza l’endometrio risulta essere più preparato all’impianto. La produzione di nuovi terreni di coltura sequenziali hanno permesso di estendere il periodo di coltura in vitro degli embrioni fino allo stadio di blastocisti. La coltura in vitro degli embrioni fino allo stadio di blastocisti è una valida opzione terapeutica che in molti casi può migliorare i risultati clinici nella cura della sterilità. Si evince infatti che il transfer di blastocisti di buona qualità morfologica aumenta il tasso di impianto e di gravidanza.

 

Marcella Floris - Medico presso il Servizio di Ostetricia e Ginecologia; Diagnosi Prenatale e Preimpianto-Terapia Fetale, Ospedale Regionale per le Microcitemie, Cagliari

 

Bibliografia di riferimento

Cohen J. Micromanipulation as a clinical tool. In: Gardner DK (ed). In vitro fertilization. A pratical approach. Informa Healthcare Inc, New York, 2007:283-312.

Delaroche L, Yazbeck C, Gout C, et al. Intracytoplasmic morphologically selected sperm injection (IMSI) after repeated IVF or ICSI failures: a prospective comparative study. Eur J Obstet Gynecol Reprod Biol 2013;167:76-80.

La Sala GB, Colpi G, Palomba S, et al. Infertilità umana: principi e pratica. Edra, Milano, 2014.

Veiga A, Boiso I, Belil I. Assisted Hatching. In: Gardner DK, Weissmann A, Howles CM, Shoham Z (eds). Textbook of assisted reproductive technologies. Laboratory and clinical perspectives, 3rd Informa Ltd, London, 2009:181-90.