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La tecnologia time-lapse nella fecondazione in vitro: un sistema di imaging non invasivo per la ricerca dell'embrione con maggiore probabilità di impianto

05/11/2018

Nei trattamenti di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) la selezione dell'embrione con la più alta probabilità di impianto rappresenta un aspetto critico non solo per garantire elevate possibilità di successo dopo il trasferimento in utero, che a oggi si aggirano attorno al 30% per tentativo, ma anche per ridurre l’incidenza di gravidanze multiple dovute al contemporaneo trasferimento di due o più embrioni.

 

Correntemente la valutazione morfologica dell'embrione rappresenta il criterio di selezione maggiormente utilizzato per identificare l'embrione con più possibilità di impianto, anche se per effettuare tale valutazione è necessario osservare gli embrioni a tempi stabiliti, ma soprattutto esporli, al di fuori dell’incubatore, a condizioni non ideali per il loro sviluppo. Pertanto, al fine di valutare la qualità degli embrioni senza perturbarne le condizioni di coltura è stata proposta l'indagine morfocinetica dinamica dell'embrione, che è annoverata oggi tra le tecnologie innovative per migliorare la selezione embrionaria. In particolare, la coltura embrionale in "time-lapse" (in italiano, "intervallo di tempo") permette mediante l’utilizzo di apposite telecamere un'osservazione continua del tempo di divisione delle cellule che costituiscono l'embrione, dalla fecondazione dell’uovo fino allo stadio di blastocisti (giorno 5 o 6 di sviluppo). Tale procedura attualmente è ancora sperimentale per verificare se può rappresentare una valida alternativa alla pratica di selezione statica mediante microscopia in tempi prestabiliti (giorno 2 o 3 di sviluppo) messa in atto da un embriologo che valuta la qualità dell'embrione assegnando un punteggio indicante la probabilità di sviluppo e di successivo impianto in utero.

 

A fronte di un elevato costo dell'attrezzatura, la tecnologia time-lapse possiede il grande vantaggio dunque di consentire l’osservazione di tutte le fasi della replicazione delle cellule di ogni singolo embrione e di scattare fotografie a intervalli di tempo regolari. Le immagini raccolte vengono immediatamente elaborate in modo da permettere sia la costruzione di un filmato, che non è altro che la storia dello sviluppo di ciascun embrione, sia una classificazione automatica degli embrioni, sulla base di elementi di cinetica di sviluppo e non di morfologia, evidenziando quelli con una più alta probabilità di impianto. Ciò fornisce un elemento oggettivo in più all’embriologo, e al medico, per decidere quale embrione trasferire nell’utero. Infine questo sistema ha la grande peculiarità di essere non invasivo, di evitare cioè la rimozione degli embrioni dall’incubatore e quindi di non sottoporli a cambiamenti di temperatura o fluttuazioni di pH.

 

Sono attualmente in corso numerosi studi volti a comprendere quali siano i parametri di cinetica di sviluppo utili a predire la capacità dell’embrione di raggiungere lo stadio di blastocisti e di impiantarsi in utero.

 

Loredana Bergandi - Biologa, Fisiopatologia della Riproduzione e PMA, AOU Città della Salute e della Scienza di Torino, Presidio Sant'Anna, Torino

 

Bibliografia

 

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