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La fecondazione eterologa in Italia

30/11/2018

In Italia l’infertilità colpisce un numero sempre più elevato di coppie che, non riuscendo a ottenere spontaneamente la gravidanza, decidono di rivolgersi ai Centri di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).

 

In relazione alle differenti cause d’infertilità una coppia può accedere a tecniche di fecondazione di tipo omologo o di tipo eterologo. In particolare, le tecniche di fecondazione omologa utilizzano i gameti della coppia, mentre le tecniche di fecondazione eterologa richiedono l’utilizzo di gameti (spermatozoi e/o ovociti) donati da individui esterni alla coppia.

 

In Italia l’accesso alle tecniche di PMA è regolato dalla Legge n. 40 del 2004, che nella sua formulazione originaria vietava alle coppie infertili il ricorso alle tecniche di fecondazione eterologa [1]. Ciò ha favorito l’instaurarsi per molti anni di un turismo “procreativo” poiché numerose coppie sterili, non potendo accedere alle tecniche di fecondazione eterologa nel nostro Paese, si sono rivolte a centri di PMA all’estero. Il 9 aprile del 2014 la Corte Costituzionale con la sentenza n. 162 ha dichiarato illegittimo il divieto di fecondazione eterologa per violazione degli artt. 2, 3, 13 e 32 della Costituzione.

 

Ad oggi possono dunque accedere alle tecniche di fecondazione eterologa “coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi” (art. 5, Legge 40/2004) per le quali è stata accertata e certificata una patologia che sia causa irreversibile di sterilità o infertilità per uno o per entrambi i partner. Come già auspicato nel 2014 dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, nel 2017 il Ministero della Salute ha inserito nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a garantire ai cittadini anche le tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo.

 

Negli ospedali pubblici, analogamente alle tecniche di fecondazione omologa, possono accedere alle tecniche di fecondazione eterologa donne di età non superiore ai 43 anni, per un massimo di tre trattamenti. L’introduzione della fecondazione eterologa nei LEA ha, tuttavia, sollevato il problema riguardante i costi che le coppie devono sostenere per accedere a tali tecniche. Attualmente, infatti, il costo del ticket per le tecniche di fecondazione eterologa è diverso da Regione a Regione.

 

Nel 2014, in seguito all’abolizione del divieto della fecondazione eterologa, la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome riunitasi a Roma ha definito e concordato le principali linee guida al fine di rendere uniforme su tutto il territorio nazionale l’accesso alle tecniche di fecondazione eterologa. In particolare, la donazione dei gameti maschili e femminili deve essere volontaria e non deve prevedere alcuna retribuzione economica. Gli uomini devono avere un’età compresa tra i 18 e i 40 anni, mentre l’età delle donne deve essere compresa tra i 20 e i 35 anni.

 

Come stabilito dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome “la donazione deve essere anonima, cioè il donatore non potrà conoscere la coppia ricevente e viceversa” e “le cellule riproduttive di un medesimo donatore non potranno determinare più di dieci nascite”. A tutela della coppia ricevente i donatori/le donatrici devono sottoporsi a screening infettivologici e genetici.

 

Al fine di evitare illegittime selezioni, la coppia ricevente non può scegliere il donatore; tuttavia, i Centri di Procreazione Medicalmente Assistita devono “assicurare la compatibilità delle principali caratteristiche fenotipiche del donatore con quelle della coppia ricevente”, come il colore della pelle, degli occhi, dei capelli e il gruppo sanguigno. In Italia, secondo l’Istituto di Superiore di Sanità (ISS), nel 2015 sono stati eseguiti 559 cicli di fecondazione eterologa utilizzando il liquido seminale di donatore, 1308 cicli sono stati realizzati utilizzando gli ovociti di donatrici e 420 cicli sono stati eseguiti trasferendo in utero embrioni crioconservati dopo una donazione di gameti [5]. Sebbene, la Corte Costituzionale abbia legittimato il ricorso alle tecniche di fecondazione eterologa, i Centri di Procreazione Medicalmente Assistita non disponendo di un numero sufficiente di gameti per poter effettuare i cicli di eterologa devono importarli dall’estero, in particolar modo da Danimarca, Grecia, Repubblica Ceca, Spagna e Svizzera.

 

Sarebbe dunque auspicabile nel nostro Paese promuovere la donazione dei gameti (così come avviene per la donazione di altre cellule e tessuti) e realizzare delle campagne d’informazione finalizzate a sensibilizzare i giovani sul tema dell’infertilità al fine di favorire l’istituzione di criobanche di gameti. A tale scopo, come già indicato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, potrebbero essere donati anche i gameti, già presenti nelle criobanche di diversi centri di PMA italiani, di pazienti che a loro volta hanno intrapreso il percorso della fecondazione in vitro e/o che hanno congelato i propri gameti ma non intendono utilizzarli.

Sarebbe infine importante rendere il ricorso alle tecniche di fecondazione di tipo eterologo accessibile in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale al fine di tutelare il diritto di genitorialità di tutte le coppie che desiderano formare una famiglia.

 

Dr.ssa Federica Zullo - Laboratorio FIVET, Ospedale Sant’Anna di Torino

 

Bibliografia

 

1 “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”, Legge 19 Febbraio 2004, n. 40. G.U. n. 45 del 24-02-2004.

 

2 Sentenza Corte Costituzionale n. 162/2014.

 

3 Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all'articolo 1, comma 7, del Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502. (17A02015). G.U. Serie Generale n. 65 del 18-03-2017 - Suppl. Ordinario n. 15.

 

4 Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome 14/109/CR02/C7SAN. Documento sulle problematiche relative alla fecondazione eterologa a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 162/2014.