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Fumo e infertilità maschile

29/06/2017

Il fumo di sigaretta, diffuso oggi in modo trasversale, è riconosciuto come il principale fattore di rischio per l’insorgenza di diverse patologie, alcune delle quali invalidanti o addirittura mortali. Anche sull’apparato riproduttivo maschile il fumo svolge un forte effetto tossico e ciò è stato dimostrato studiandone gli effetti sul sistema endocrino (2,3), dove il fumo sembrerebbe alterare la produzione di alcuni ormoni in grado di influenzare la spermatogenesi, e sul liquido seminale dove invece sembrerebbe alterare alcuni parametri convenzionali e non convenzionali.

 

La letteratura scientifica riporta numerosi studi che dimostrano una significativa correlazione tra peggioramento dei parametri seminali e fumo di sigaretta, ma in quasi nessuno di essi è indicato il meccanismo d’azione con cui il fumo esplichi la propria tossicità. È noto che dalla combustione del tabacco vengono generate circa 4000 sostanze, suddivise in una frazione gassosa (NO, NH3, idrocarburi ecc.) e una particellare (nicotina ecc.); quindi i possibili meccanismi di azione sono diversi. Künzle e colleghi nel 2003 studiando uomini infertili suddivisi in fumatori e non fumatori hanno riportato una riduzione della concentrazione, delle forme tipiche e della vitalità degli spermatozoi nei fumatori rispetto ai non fumatori e, nel 2010, Collodel e colleghi hanno confermato questi dati. Anche la motilità nemaspermica sembrerebbe subire l’effetto del fumo ed il numero di leucociti in alcuni studi risulterebbe aumentare determinando un probabile aumento dei radicali liberi dell’ossigeno, noti per essere responsabili di danni sulla membrana e sul DNA degli spermatozoi. Alcune delle sostanze liberate durante la combustione del tabacco riescono inoltre a raggiungere e a concentrarsi nel plasma seminale potendo così agire direttamente sul liquido seminale come dimostrato da Arabi e Moshtaghi. Questi ricercatori esponendo spermatozoi di soggetti non fumatori al plasma seminale di soggetti fumatori hanno constatato un aumento della malondialdeide, marcatore di ossidazione della membrana, una riduzione della motilità e della reazione acrosomiale degli spermatozoi. I dati finora riportati provengono da studi in vivo e solo in pochi casi risultano discordanti, per via dei differenti criteri di inclusione dei pazienti, come per esempio la mancata quantificazione delle sigarette fumate o l'inadeguatezza del campione studiato. Un prezioso contributo, per verificare gli effetti in vitro del fumo sugli spermatozoi, è stato fornito nel 2009 dal gruppo di ricerca del Professor Calogero; i ricercatori hanno evidenziato una riduzione della motilità e del potenziale di membrana mitocondriale, un effetto negativo sulla condensazione della cromatina e un aumento della percentuale di spermatozoi in apoptosi (morte cellulare programmata) in uomini con normali parametri del liquido seminale dopo esposizione all’estratto di fumo di sigaretta. Si può affermare quindi che sia in vivo che in vitro il fumo danneggia gli spermatozoi e che le componenti del fumo possono accumularsi nel plasma seminale.

 

Tra queste sostanze la principale è la nicotina, sostanza lipofila, che insieme ai suoi metaboliti è stata ritrovata in concentrazioni significative nel plasma seminale di uomini fumatori e in soggetti esposti passivamente al fumo. Il fatto che la nicotina sia stata ritrovata nel plasma seminale ha fatto ipotizzare che essa potesse avere un ruolo determinante sulla tossicità sul liquido seminale ed è per questo che nel 2013 il gruppo del Professor Calogero ha valutato in vitro l’effetto della nicotina, a concentrazioni simili a quelle ritrovate precedentemente da Pacifici, sugli spermatozoi di maschi normozoospermici. Gli interessantissimi risultati hanno documentato come già alle concentrazioni più basse si riduca la motilità, mentre alle più elevate concentrazioni si riduca la percentuale di vitalità degli spermatozoi e aumenti la percentuale di apoptosi precoce, di alterazione della compattazione della cromatina e della frammentazione del DNA.

 

Dai dati presenti in letteratura scientifica risulta quindi evidente che il fumo riduce la fertilità maschile; la futura sfida per i ricercatori sarà quella di chiarire quali siano i meccanismi con cui il fumo riesce a ridurre il potenziale riproduttivo degli uomini alternandone i parametri seminali.

 

Filippo Giacone - U.O.C. Andrologia ed Endocrinologia, Policlinico “G. Rodolico”, Catania