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Folati, vitamina B e fertilità

07/01/2019

L’infertilità colpisce circa il 15-25% delle coppie, corrispondente a circa 48 milioni e mezzo di persone nel mondo. Molte coppie si rivolgono a Centri di Procreazione Medicalmente Assistita per svolgere tecniche mediche, più o meno invasive, per poter realizzare il sogno di diventare genitori. Ma la probabilità di successo non è elevata e i costi molto spesso non possono essere sostenuti. Ecco il perché nasce il desiderio di identificare fattori di successo a basso costo, relativi soprattutto a dieta e stili di vita.

 

Recenti studi riguardanti l’implementazione di vitamine con la dieta dimostrano che ci sia una migliore ottimizzazione degli ormoni circolanti e quindi una migliore funzionalità ovarica. Ad oggi esistono ancora pochi studi che correlano concentrazioni di omocisteina, folati, vitamine del gruppo B con livelli circolati di FSH (ormone follicolo-stimolante), LH (ormone luteinizzante), progesterone.

 

Lo studio preso in esame ha dimostrato, in un campione di donne sane, che concentrazioni di omocisteina plasmatica più elevate sono state associate a un più basso livello di estradiolo totale circolante durante il ciclo, a un aumento di FSH al momento dell'ovulazione e a una riduzione del livello di progesterone nella fase luteinica.

 

Concentrazioni più elevate di omocisteina nel plasma sono correlate sia all'anovulazione sporadica sia a cambiamenti ormonali che possono essere indicativi di una ridotta funzione ovulatoria. L’omocisteina stessa, o ciò che eleva l’omocisteina come la carenza di vitamina B12, influisce sui livelli degli ormoni riproduttivi circolanti e un aumento dei livelli stessi di questi ormoni comporta l’anovulazione, mentre un abbassamento migliora la funzionalità ovulatoria di alcune donne.

 

Per spiegare questo meccanismo bisogna considerare il metabolismo dei folati e dell’omocisteina, che è parte integrante della sintesi e della metilazione del DNA e degli aminoacidi, processi che hanno un impatto sulla proliferazione cellulare e sono interessati nel contesto del ciclo mestruale, poiché i follicoli in via di sviluppo e le cellule endometriali crescono e si dividono costantemente. È possibile che i cambiamenti nel metabolismo del carbonio abbiano un impatto sulla divisione cellulare delle cellule del follicolo ovarico e, di conseguenza, sull’avvenimento dell’ovulazione e del picco di progesterone.I meccanismi di feedback che regolano i livelli di FSH e LH e i livelli di folati e omocisteina implicano una concentrazione maggiore di omocisteina associata a livelli elevati di FSH e livelli più bassi di progesterone. Questo comporta una non ovulazione. Questi risultati portano a concludere che le concentrazioni di omocisteina in donne sane, con adeguati livelli di folati, possono avere un impatto sul ciclo ovulatorio, che ha implicazioni sia per la qualità della vita sia per la fertilità.L’omocisteina può influenzare direttamente il ciclo mestruale, e le stesse concentrazioni di omocisteina sono un riflesso di altri fattori, come i livelli di vitamine B. Se altri studi confermeranno questi risultati, l'aumento delle vitamine B attraverso la dieta e l'integrazione può offrire una soluzione a basso costo per migliorare la funzionalità ovulatoria e la fertilità. Alle pazienti in ricerca di gravidanza o a quelle con alterazioni ovulatorie, sarà quindi indicato prescrivere integrazione con acido folico (400 mcg/die) e una alimentazione ricca di vitamine del gruppo B (B12 presente negli alimenti di origine animale, B3 presente in uova, pesce, pollo e latticini, B6 presente in cereali integrali, banane, patate, ceci e lenticchie).

 

Roberta Rossini - Centro di Procreazione Medicalmente Assistita, IRCCS Policlinico San Matteo, Pavia

 

Bibliografia di riferimento

• Michels KA, Wactawski-Wende J, Mills JL, et al. Folate, homocysteine and the ovarian cycle among healthy regularly menstruating women. Hum Reprod 2017;32(8):1743-50.