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Come ottimizzare i risultati della PMA? I maggiori esperti italiani ne hanno discusso in un Convegno tenutosi a Padova

01/10/2018

A Padova si è tenuto un Convegno nel quale si è fatto il punto su molti aspetti chiave delle procedure della Riproduzione Medicalmente Assistita. Il messaggio generale che ne è emerso è che per ottimizzare i risultati, gli approcci devono essere adattati ad ogni singolo caso di infertilità.

 

Molti fra i maggiori esperti italiani di Procreazione Medicalmente Assistita hanno partecipato al Convegno organizzato dalla Merck Italia e che si è svolto il 14 settembre 2018 presso il Palazzo della Salute di Padova. La scelta della sede non è stata casuale perché il Palazzo della Salute ospita un interessante museo della medicina e tenere lì l’evento è servito a ricordare che il ruolo di questa azienda nel campo del trattamento dell’infertilità ha importanti radici storiche. Infatti, nella Merck sono confluite le conoscenze e l’esperienza della Serono che ha cominciato a sviluppare ricerche in questo campo, fin di primi decenni del ‘900. Fra gli obiettivi dell’evento, c’è stato quello di raccogliere insieme i “Maestri” di quest’area della medicina e i giovani medici e ricercatori che con essi collaborano e ai quali verrà passato, in futuro, il testimone, per portare avanti le più importanti linee di ricerca di un settore della medicina che vede l’Italia ai vertici mondiali.

 

Il programma è stato articolato in sessioni nelle quali un argomento era discusso a più voci e in altre nelle quali diversi argomenti erano dibattuti da due punti di vista diversi. Nella prima si è parlato di endometriosi e infertilità. Dopo che Edgardo Somigliana, Professore di Ginecologia dell’Università di Milano, ha descritto i principali problemi che l’endometriosi crea, in termini di infertilità, e le soluzioni disponibili per trattarla, Carlo Bulletti, Professore di Ginecologia dell’Università di Bologna, ha moderato una vivace discussione sui migliori approcci da applicare. A volte può essere opportuno prevedere una stimolazione ovarica, con raccolta degli ovociti, prima dell’intervento con il quale si risolve l’endometriosi, per poi eseguire una FIVET. In altri casi, si esegue l’intervento e, dopo, si cerca il concepimento, sia spontaneo che con la PMA. Le specifiche caratteristiche di ciascun caso indirizzano nella scelta della soluzione ideale, con una particolare attenzione all’età della donna e all’intensità dei sintomi che l’endometriosi provoca.

 

La seconda sessione, con la stessa impostazione, ha riguardato il trattamento del maschio nella Procreazione Medicalmente Assistita. Molto interessante la relazione introduttiva di Francesco Lombardo, Professore dell’Università di Roma e specialista in endocrinologia e andrologia. Ha ricordato che l’Italia è uno dei Paesi con il più basso livello di natalità e ha fatto una disamina dei trattamenti proposti per l’infertilità maschile, da quelli non supportati da evidenze adeguate, alle cure ormonali. Nel dibattito successivo, che è stato moderato da Carlo Foresta, Professore di Endocrinologia dell’Università di Padova e Direttore dell’Unità complessa di Andrologia, sono stati approfonditi tutti gli aspetti introdotti dalla relazione, sia quelli riferiti alla diagnosi, che quelli riguardanti la cura dell’infertilità maschile.

 

Molto dinamica la sessione successiva che ha previsto un “testa a testa” fra embriologo e ginecologo. Mario Mignini Renzini, ginecologo e Responsabile del Centro di Medicina della Riproduzione di Monza, ha moderato: Alberto Revelli, Professore di Ginecologia dell’Università di Torino e Laura Rienzi, Direttrice del Laboratorio di Embriologia del Centro Genera di Roma. Gli argomenti dibattuti sono stati: la scelta fra ICSI e FIVET in base ai diversi profili di infertilità della coppia, il trasferimento dell’embrione in terza o quinta giornata, la crioconservazione dell’ovocita o dell’embrione e il coinvolgimento dell’embriologo nell’interazione con la coppia. Ovviamente, l’obiettivo non era stabilire chi avesse “torto” o “ragione”, ma piuttosto quello di individuare le soluzioni che garantiscono i migliori risultati per la coppia, in base al profilo di infertilità che essa presenta. Riguardo all’ultimo punto in discussione, Alberto Revelli ha affermato con chiarezza che non è rilevante che a parlare con la coppia sia un medico o un embriologo, ma lo è molto che, chi lo fa, sappia interagire nel modo giusto, anche ascoltando quello che i membri della coppia hanno da dire, ed entri in sintonia con loro.

 

La prima sessione del pomeriggio ha dibattuto la personalizzazione della cura della PMA. La relazione introduttiva è stata tenuta da Carlo Alviggi, Professore di Ginecologia e Responsabile del Centro di Sterilità ed Infertilità di Coppia dell’Università Federico II di Napoli, che è un grande esperto di questo argomento, in particolare in termini di adattamento del protocollo di stimolazione ovarica alle caratteristiche della donna infertile. La successiva discussione è stata moderata da Eleonora Porcu, Professore di Ginecologia dell’Università di Bologna e Responsabile del Centro di Procreazione Medicalmente Assistita dell’Università di Bologna, e ha toccato tutti i punti chiave che permettono di ottimizzare la stimolazione ovarica per raggiungere il risultato della nascita di un bambino sano.

Una relazione di Fulvio Zullo, Professore di Ginecologia dell’Università di Catanzaro, ha introdotto la successiva sessione, dedicata all’interazione fra embrione ed endometrio, un meccanismo chiave per il conseguimento della gravidanza, sia nel concepimento spontaneo che nell’ambito delle procedure di PMA. Sono stati passati in rassegna, ad esempio, i parametri che indicano il livello di recettività dell’endometrio nei confronti dell’embrione e sono stati descritti gli approcci che possono migliorare l’interazione fra due “attori” dell’impianto. Molto vivace il successivo dibattito, moderato dal Carlo Levi Setti, Professore di Ginecologia e Direttore del Centro della Fertilità dell’Humanitas di Milano.

 

L’ultima sessione del Convegno, un altro “testa a testa”, ha messo a confronto il punto di vista andrologico e ginecologico su diversi approcci della gestione dell’infertilità maschile. Andrea Borini, Responsabile della rete di Centri di PMA 9.baby, e Manuela Simoni, Professore di Endocrinologia dell’Università di Modena e Reggio Emilia, hanno discusso vari aspetti relativi alla diagnosi e alla cura dei problemi di infertilità del maschio. In questa sessione, come in tutte le precedenti, si è confermato che, fra le molte soluzioni che le moderne tecniche di PMA oggi offrono, vanno scelte quelle più adatte a ciascuna coppia, per aumentare significativamente le percentuali di successo.

 

Dopo la chiusura del Convegno vero e proprio, molti dei relatori hanno partecipato a una riunione organizzata per sviluppare un progetto educazionale molto avanzato. L’obiettivo del progetto è di sottoporre casi clinici simulati agli esperti di PMA per sollecitare il confronto fra di loro e condividere uno standard di gestione che garantisca alle coppie di ottenere i migliori risultati.

 

Tommaso Sacco