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Anche dai dati della Relazione 2018 sulla Procreazione Medicalmente Assistita lo corfermano: il ricorso tempestivo alla PMA permette di ottenere risultati migliori

27/08/2018

La Relazione annuale sullo stato di attuazione della Legge sulla Procreazione Medicalmente Assistita è stata trasmessa al Parlamento il 28 giugno 2018. Dai dati emerge una chiara indicazione per le coppie infertili: meglio ricorrere il prima possibile alla Procreazione Medicalmente Assistita.

 

La relazione del 2018 si riferisce ai dati raccolti nell’anno 2016. Per quanto riguarda la distribuzione dell’attività fra i diversi tipi di Centro di PMA, si riporta che il 35,0% dei Centri è pubblico ed effettua il 37,1% dei cicli, il 9,8% è privato convenzionato ed effettua il 28,8% dei cicli e il 55,2% è privato ed effettua il 34,1% dei cicli. Ciò significa che i Centri pubblici e privati convenzionati, nell’insieme, effettuano più trattamenti di fecondazione assistita, anche se i centri PMA privati sono in numero superiore a quelli pubblici: 101 rispetto a 64. D’altra parte, l’analisi di questo dato deve tenere conto della presenza dei diversi tipi di Centro nelle varie aree del Paese. Un aspetto che differenzia la realtà italiana da quella di altri Paesi in Europa è la presenza di molti Centri che eseguono poche procedure. Infatti, solo il 24,6% dei centri di II e III livello fa più di 500 cicli in un anno, mentre in Europa il 41,0% dei Centri supera i 500 cicli. Rispetto alla Relazione precedente, che era riferita al 2015, sono aumentati: le coppie trattate, da 74.292 a 77.522, i cicli effettuati, da 95.110 a 97.656, e i bambini nati vivi, da 12.836 a 13.582. Questi dati si riferiscono a tutte le tecniche di PMA, sia di I livello, che di II e III livello, con fecondazione omologa ed eterologa. Gli incrementi registrati sono dovuti soprattutto alla diffusione di tecniche come la fecondazione eterologa e quella omologa con gameti sottoposti a crioconservazione. Si ricorda che, per tecniche di I livello si intendono quelle che prevedono l’inseminazione e che, per tecniche di II e di III livello, quelle che comportano la fecondazione in vitro. Infatti, sono diminuiti le coppie trattate, i cicli iniziati e i bambini nati applicando inseminazioni semplici omologhe o tecniche di II e III livello con fecondazione omologa e uso di gameti non congelati, cioè “a fresco”. Le coppie trattate con procedure di II e III livello che hanno previsto la donazione di gameti, sono aumentate del 121%. Incrementi simili hanno riguardato i cicli (+123%) e i bambini nati (+142%) con queste tecniche. Una possibile spiegazione di questi dati è che le coppie si rivolgono tardi ai Centri, quando i loro ovociti o spermatozoi non hanno più le caratteristiche giuste per ottenere il successo con i cicli di PMA. A conferma di tale ipotesi c’è l’aumento progressivo delle donne con più di 40 anni che sono state trattate con tecniche di PMA eterologa: il 35,2% nel 2016, contro il 20,7% nel 2005, a fronte dell’età media delle donne che si sottopongono a tecniche con fecondazione omologa a fresco: 36,8 anni. Il maggiore ricorso alla PMA eterologa femminile, rispetto all’omologa, indicherebbe, anche che le donne trattate hanno un problema di infertilità “fisiologica” da età e non dovuta a patologie.

 

Dal punto di vista dei risultati, le percentuali di successo ottenute usando tecniche di PMA con fecondazione omologa sono rimaste invariate fra la riunione del 2017 e quella del 2018. In particolare, la percentuale di gravidanze rispetto ai cicli iniziati è del 10,9%, rispetto al 10,5% della precedente Relazione. Sono lievemente diminuite le gravidanze ottenute con cicli a fresco, dal 18,2% al 17,3% nell’attuale relazione e sono aumentate o rimaste stabili quelle conseguite con embrioni o ovociti precedentemente congelati: dal 26,2% al 27,5% e dal 16,6% al 16,3%, rispettivamente. In passato, il rischio di avere gravidanze gemellari e trigemine, come esito della PMA, ha scoraggiato alcune coppie dal ricorrervi. Oggi la frequenza delle trigemine, si è ridotta ed è in linea con la media europea, anche se permane una certa variabilità da un Centro all’altro.

 

In conclusione, i dati della Relazione, nel loro insieme, confermano che il panorama italiano, per quanto riguarda l’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, è molto positivo e danno una chiara indicazione alle coppie. Si dovrebbero rivolgere presto ai Centri, anche solo per un consulto, se hanno il dubbio di non poter concepire un figlio: le percentuali di successo delle procedure di PMA sono del 23,9% per donne fino ai 35 anni e diminuiscono al 4,5% dopo i 43 anni.

Tommaso Sacco

Fonte: Ministero della Salute